Luca Rasponi

Giornalista e addetto stampa, scrivo per lavoro e per passione.

Far bene le cose per salvare l’Italia: intervista ad Andrea Vianello

20 giugno 2011

Pubblicato su

«La perdita di Santoro è un grave rischio per il servizio pubblico» «Voglio che avvengano in Rai le conquiste di un’informazione autonoma e forte».

Corriere 2011.06.20 FotoIl giornalista di Rai 3 Andrea Vianello è il direttore scientifico del Premio Ilaria Alpi. Lo abbiamo intervistato per un resoconto finale della manifestazione conclusa ieri.

Vianello, qual è il bilancio generale di questa 17° edizione?

«Estremamente positivo. È una grande soddisfazione vedere il Premio crescere ogni anno per numero di partecipanti e come punto d’incontro del giornalismo televisivo d’inchiesta. Questo appuntamento sta diventando imperdibile per chi fa televisione e vuole confrontarsi, discutere, approfondire con protagonisti e addetti al lavori».

C’è un riscontro con il pubblico?

«Ormai si è creata una vera e propria tribù del Premio, molto numerosa, di persone che arrivano in città apposta per l’occasione. Anche la risposta di Riccione è buona, si può lavorare ancora ma la centralità logistica di Villa Mussolini rende il Premio sempre più vissuto dalla città come un momento culturale importante».

Un ricordo dl Giorgio Alpi, padre dl Ilaria, e del giornalista Roberto Morrione, ai quali il Premio quest’anno è dedicato.

«Giorgio era un uomo dolcissimo e forte, una persona preziosa, che purtroppo non ha potuto raggiungere la verità giudiziaria sulla morte di Ilaria. Roberto Morrione è stato un collega eccezionale, un giornalista che rende la professione preziosa e un esempio per non abbassare mai la guardia. Un uomo di rigore e realtà, ma anche di simpatia e calore umano rari. Lui e Giorgio mancheranno tantissimo al Premio e a noi che li conoscevamo».

Qual è stato il momento più bello di questa edizione?

«Ce ne sono stati tanti. Sicuramente la proiezione durante la serata conclusiva del cortometraggio in ricordo di Giorgio Alpi è stato il momento più commovente. Però è stata un’edizione ricca, anche l’incontro con la giornalista camerunense perseguitata Agnes Talle ha portato una testimonianza forte, una storia che in Italia nessuno conosceva».

Tra i vincitori quale lavoro l’ha colpita di più?

«Le immagini del reportage di Gilles Jacquier e Christophe Kenck, un documento davvero sconvolgente, fanno toccare con mano la rivoluzione tunisina. La Francia si è dimostrata ancora una volta all’avanguardia europea in fatto di giornalismo tv. Mi ha colpito molto anche Ergastolo bianco, il reportage sugli ospedali psichiatrici giudiziari. Francesco Cordio e Mario Pantoni sono entrati in questi buchi neri della nostra coscienza, luoghi sconosciuti e dimenticati, pieni di un dolore umano che vive nell’abbandono delle istituzioni».

Uno dei momenti più riusciti del Premio è rappresentato dagli “aperitivi” con Andrea Vianello a Villa Mussolini.

«Sono soddisfatto, mi sono sembrati momenti vivaci e diversi rispetto all’approccio complessivo del Premio. Venerdì abbiamo raccontato la denuncia fatta con ironia, ospitando Striscia la notizia che fa davvero un gran lavoro, con i connotati del giornalismo d’inchiesta pur entro un contenitore diverso. Sabato invece ci siamo divertiti parlando di politica e ironia con Enrico Lucci e Giuseppe Cruciani».

Sul palco di Villa Mussolini il direttore di Rai 3 Paolo Ruffmi ha parlato delle difficoltà incontrate per riuscire a fare un’informazione televisiva di qualità, come dimostra il caso Vieni via con me. Qual è la situazione in Italia? Che ruolo sta avendo la vicenda Santoro?

«La perdita di Michele Santoro è un grave rischio per i telespettatori italiani e il servizio pubblico, per i numeri della trasmissione come per le grandi capacità di Santoro e la sua squadra, in grado di portare alla ribalta temi trascurati dagli altri programmi. Spero che Santoro e i suoi possano continuare a produrre la loro buona televisione, che potrà non piacere a qualcuno ma piace a parecchi telespettatori. Ruffini sa bene quel che dice perché si batte per conservare un palinsesto molto schierato sull’informazione: Vieni via con me è stato un evento di incredibile rinnovamento, che ha fatto capire la domanda di contenuti diversi rispetto a quelli prodotti dalla televisione. Sarebbe assurdo non poter rivedere un grande programma, che ha scoperto nuove modalità di racconto».

Alla luce del successo di Tutti in piedi – una kermesse televisiva sullo stile di Raiperunanotte trasmessa da Villa Angeletti a Bologna – è possibile pensare a una televisione alternativa fatta soprattutto in rete, come quella delle tante web tv che hanno seguito il Premio?

«L’evento realizzato per l’anniversario della Fiom presenta germi di novità, come quello dello scorso anno al Paladozza. Entrambi però sono stati guidati dalla forza attrattiva di Santoro e della sua vicenda, e forse anche per questo hanno avuto una grande risposta. Le televisioni alternative sono senz’altro una realtà che bussa alla porta, ma io rimango un po’ conservatore, perché credo ancora nella vecchia tecnologia. La tv, la Rai, il servizio pubblico: voglio che avvengano lì le conquiste di un’informazione autonoma e forte, che non pieghi la schiena né faccia calare le palpebre dalla noia. Il mio sogno è una tv intelligente, accattivante e indipendente sotto l’egida del servizio pubblico».

Quale messaggio lancia il Premio Ilaria Alpi per il futuro del giornalismo italiano?

«Mi è piaciuta una frase che ha detto sabato Roberto Saviano nell’intervista rilasciata a Francesco Cavalli. In questa fase complicata, in cui l’Italia sembra non farcela più di fronte alle difficoltà, il segreto è far bene le cose. Vale per il giornalismo come per tutto il resto: far bene il proprio mestiere è quello che, nonostante tutti gli ostacoli, può portarci a crescere di nuovo. Saviano lo ha detto ricordando Ilaria Alpi: far le cose come si deve, un poco alla volta e con impegno, è quanto basta per costruire la spina dorsale di un Paese civile».

Corriere 2011.06.20 Copertina

Corriere di Romagna del 20 giugno 2011

Corriere 2011.06.20 Pagina

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